Intervista a Simone Cremona: giocate per divertirvi senza paura, a Padel si deve osare come nella vita

"Una volta che l'hai provato, del Padel non puoi più farne a meno".
Parola di chi in un anno ha vinto di tutto cominciando "per caso"
 

 
"In che posto sei nel mondo?"
"In classifica, dici?".
 
 
Bastassero poche battute per raccontare Simone Cremona, sarebbero queste: è uno che risponde pensando al Padel quando gli si chiede dove bisogna raggiungerlo, logisticamente parlando; un uomo della disciplina a tutto tondo, che si sente immerso in questo sport oltre il campo, oltre la competizione, fino a farne una musica di sottofondo dei propri pensieri e delle proprie giornate. 
 
Tennista professionista fino a 15 anni, Cremona è oggi uno dei più sorprendenti interpreti del Padel italiano: ha preso la racchetta in mano per la prima volta "per puro caso" nel 2016, dopo due settimane era già tesserato FIT e pronto per i primi tornei. Tempo un anno e poco più, è campione italiano, terzo agli Europei di Padel con la formazione nazionale guidata da Gustavo Spector.
 
 
Non so decidere se tu sia stato più coraggioso o più sconsiderato!
Non saprei (ride!), è che amo la competizione e non mi accontento mai. Avevo visto il Padel per la prima volta a Ibiza 8 anni fa, quando un mio amico tennista ha cominciato a dirmi di provare, per me è stato naturale pensare di fare subito la tessera e iscrivermi a un torneo. Infatti, neanche due settimane dopo, siamo in agosto 2016, c'era un torneo a Riccione. Siamo andati, abbiamo vinto il primo turno, poi abbiamo giocato con la prima testa di serie. E' stata una partita alla pari, abbiamo perso 6-4 6-4 ma con buone se
nsazioni, tanto da pensare che si potesse fare qualcosa. E' da lì che ho cominciato a prendere il giro: andavo a giocare tutti i giorni, partite tra noi, tornei, poi a dicembre ho deciso di andare a fare campionati italiani a Roma e lì ho cominciato a vedere tutti i giocatori più forti.
 

 
Che non ti hanno scoraggiato...
Al contrario! Ho iniziato ad allenarmi seriamente dandomi l'obiettivo di arrivare nei primi 20, la nazionale però non l'avevo prevista. Il primo risultato che mi ha dato una grandissima fiducia e voglia di allenarmi sempre di più è stato il torneo vinto al Foro Italico con Cattaneo.
 
Tu, come tantissimi altri giocatori amatoriali o professionisti, vieni dal tennis. E' un percorso obbligato?
No, e l'esperienza della Spagna lo dimostra, dove non c'è nessun tennista che gioca a Padel. La differenza sta nel fatto che questo sport da noi è ancora relativamente nuovo, stiamo crescendo ma di fatto ha preso piede soltanto negli ultimi anni. Il fatto, soprattutto, che non ci siano ancora scuole per ragazzi, quindi il futuro, implica necessariamente che oggi chi si cimenta nel Padel ha già una storia con una racchetta. Non sarà così per sempre: tra dieci anni se questo sport crescerà come credo, nasceranno padelisti puri che iniziano da piccoli. E' vero: ad oggi chi può tenere un alto livello del Padel è un tennista, ma soltanto perché ha già la sensazione della racchetta in mano, perché in realtà il Padel è tutto un altro sport e tutta un'altra visione di gioco, tattica in campo e il modo di giocare sono completamente diversi. Nel tennis devi giocare forte, qui piano; non esiste il vantaggio del servizio, sono tutti punti giocati. Il punto non finisce mai perché i vetri non perdonano, rimettono sempre la palla in gioco.
 
La tua storia dimostra che buttarsi e sfidare persone più forti può essere persino rivelatore.
Secondo me è fondamentale, per crescere, per capire il proprio livello, che progressi hai fatto e dove puoi arrivare. La prima volta che ho giocato contro Capitani ho fatto pochi game, ma è giusto così.
 
In molti però lo evitano per paura di fare brutta figura, o di scoraggiarsi.
Succede più alle donne. Ho visto competizioni con un tabellone da 80 negli uomini e 8 nelle donne, questo non fa bene allo sport. L'importante è giocare per divertirsi. Le donne hanno paura a confrontarsi, ma se si prende 6-0 6-0 dalle più forti d'Italia non è un dramma, è normale e non può essere una vergogna. Bisogna sempre osare, poi ognuno avrà il suo destino, ma se non si osa non lo so si conoscerà mai. Bisogna rischiare, nel padel come nella vita. 
 
Vita da amatore: quand'è, secondo te, che si sente che è ora di fare sul serio?
Dipende dagli obiettivi di ciascuno, che sono necessariamente diversi e da quanto si è competitivi. Io ho deciso di allenarmi seriamente quando ho ottenuto i primi buoni risultati. Non credo ci sia un momento in cu decidi di farlo seriamente. Sicuramente tra gli amatori c'è chi gioca il Padel molto bene, quindi dipende da cosa si vuole, se è uno sport di sfogo. Ma se si vuole tentare la via agonistica, perché no? Ripeto: basta provarci.
 
Cos'è del Padel che piace così tanto?
A padel ti diverti, a tennis se non prendi delle lezioni, se non acquisisci un certo livello di tecnica, non puoi andare in campo con quattro amici e divertirti. Molte persone che giocavano a tennis il sabato e la domenica ora giocano a Padel. E poi credo sia chiaro a tutti: una volta che l'hai provato del Padel non puoi più farne a meno. 
 
Raccontaci la tua settimana...
Lavoro nell'azienda di famiglia, 4 giorni su cinque mi alleno, oltre al week end quando magari organizzo una partita. Seguo un programma fisico: preparazione in palestra per rinforzo muscolare e resistenza, corro de volte a settimana, sebbene sia una rottura di scatole (ride). Una noia assurda, ma bisogna farlo. L'allenamento in campo è uno-uno un po' lungolinea, incrociato. Serve tantissimo. Sono controllato anche a livello nutrizionale, seguo una dieta sportiva e ti rendi conto che è importante perché quando vai a giocare senti un'altra forza. Ma ogni tanto sgarro. Ogni mese ho bisogno di una settimana di libertà!
 
L'anno scorso per te è stato da incorniciare, che succede ora?
Sì, è stato un anno grandissimo e ora tutti si aspettano che mi riconfermi. Io credo sia
giusto godersi i momenti e i risultati raggiunti, ma poi bisogna rimettersi lì, uguale agli altri, e partire da zero.
 
Pare che da grande tu voglia fare anche il papà... di un figlio calciatore o padelista?
Speriamo di un padelista!