COME AFFRONTARE UNA PARTITA DI PADEL

Come affrontare una partita di Padel: ecco 5 consigli pratici della dott.ssa Castenetto

Qualcuno pensa che una buona racchetta sia tutto nel Padel; qualcuno crede che un'ottima tecnica, magari acquisita in anni di tennis, sia sufficiente per vincere una partita. C'è chi crede nell'importanza dell'allenamento, chi cerca i migliori maestri e chi programma una partita dopo l'altra perché convinto che giocare e giocare ancora sia l'unico modo per migliorare. Nulla di tutto questo è sbagliato, ma forse un po' tutti ci dimentichiamo che, anche a livello amatoriale, c'è un elemento in più a fare la differenza: è la testa, sono i pensieri che facciamo prima e durante una partita.  Ecco quindi qualche consiglio su come affrontare una partita di Padel.

Ne abbiamo parlato con Michelle Castenetto, psicologa specializzata in psicologia dello sport e del benessere, docente esterno all’Università Cattolica del S.C. di Milano, che è entrata a far parte del team di esperti selezionati da Padel4Fun per offrirvi il Padel a 360 gradi: divertimento, ma anche consapevolezza. La squadra dei nostri professionisti comprenderà, oltre alla dott.ssa Castenetto, un fisioterapista e un nutrizionista, oltre a istruttori di padel, che ogni venerdì ci aiuteranno a scoprire il nostro sport da diversi punti di vista.
 Ma cominciamo da qui, cominciamo da noi che stiamo per scendere in campo e che vogliamo capire meglio come affrontare una partita di Padel.

1. Dott.ssa Castenetto, che peso hanno i pensieri nell'affrontare una partita?

 "Si parla sempre di più di preparazione mentale nello sport e di quanto questa sia utile per ottimizzare la prestazione. Si pensi alle partite perse perché “non avevo la testa” oppure “ero tecnicamente più forte, ma l’altro era più determinato e pronto a tutto”. Immaginiamo una sedia con 4 gambe dove tre si riferiscono alla preparazione tecnica, tattica, fisica e la quarta alla preparazione mentale. I pensieri giocano un ruolo fondamentale nello sport quanto nella vita di tutti i giorni. Spesso si sottovaluta il brusio di sottofondo, ma quando ci fermiamo ad ascoltarlo ecco che si fa chiaro ciò che desideriamo, ciò che temiamo e quel che ci fa arrabbiare. Sapere cosa pensare diventa indispensabile per chi vuole competere in quanto, al pari della tecnica e dell’allenamento, si dispone di uno strumento in più per gareggiare.

2. Quanto conta lo stato mentale prima della partita?

A volte si pensa che la gara inizi quando si scende in campo, eppure c’è un tempo fatto della preparazione del borsone, della strada da percorrere, così come della notte prima del match che mettono in subbuglio l’animo del giocare. Ci sono atleti che immaginano la partita molte, troppe volte e che ancor prima di giocare sono stanchi e privi di energie. Altri, invece, cercano di non pensarci e si ritrovano in campo senza rendersene conto portando con sé la tensione della gara. Lo stato mentale con cui si gioca è figlio dello stato mentale con cui ci si prepara ore prima alla gara. Imparare a gestire le emozioni, creare delle routine pre partita, sapere come parlarsi per incoraggiarsi sono alcune delle tecniche che vengono utilizzate per competere al meglio delle nostre capacità.

3. Quali sono i pensieri del pre partita che aiutano e quelli che mettono in difficoltà?

Quando si parla di pensieri, si utilizza il termine self talk, o dialogo interno, per riferirsi a quel dialogo che facciamo con noi stessi. Non siamo in grado di non pensare, ma possiamo scegliere come pensare. Ci sono pensieri funzionali e disfunzionali. Incoraggiarsi, essere di supporto a se stessi, oltre che al compagno di gioco, permette di prepararsi psicologicamente al meglio. Al contrario prevedere il disastro che dovrà (forse) ancora avvenire si rifletterà in un atteggiamento di sconfitta. Pensare che la partita sarà difficile, che gli avversari saranno sicuramente più forti e che perderemo, non potrà che nuocere al nostro gioco.

4. Esiste davvero la “profezia che si auto-avvera”?

La profezia che si auto-avvera non è appunto un caso. Il pensiero guida l’azione e ancor più in generale l’atteggiamento che abbiamo circa le situazioni da affrontare. Questo non significa che se continuerò a ripetere che vincerò allora arriverò primo, ma con tutta probabilità mi attiverò per dare il meglio di me, ed uscirò dal campo soddisfatto della mia prestazione avendo capito a fondo come affrontare una partita di Padel.

5. Quali obiettivi dobbiamo porci, se ne esistono altri, oltre alla vittoria?

Il vincitore è sempre solo uno e in quest’ottica è impossibile che vincano tutti, per cui come può la vittoria essere l’unico obiettivo? Qualcuno ne verrebbe senz’altro deluso. L’obiettivo non deve necessariamente essere di risultato, spesso può riguardare la prestazione: sviluppare un buon gioco ed essere soddisfatti di come si ha giocato al di là del risultato. Oppure ancora obiettivi di processo per chi sta affrontando i primi tornei di padel e vuole mettere in pratica gli allenamenti svolti avendo cura della correttezza del gesto tecnico. 

Questa prima puntata di Guida al Padel con la dott.ssa Castenetto affronta i pensieri del pre-partita; nei prossimi appuntamenti della rubrica approfondiremo la psicologia durante il match e quella del post-gara. Ma non solo: proseguendo con la nostra scoperta del padel, avremo modo di capire le sfumature della mente quando di fronte a noi non c'è soltanto una gara, ma più partite nell'ambito di un torneo o di un campionato; le dinamiche di coppia sul campo (quando il nostro compagno/a, marito/moglie gioca con noi o contro di noi; ma anche la routine, la visualizzazione, gli obiettivi, la gestione dell'ansia e davvero molto altro.

 

Dott.ssa: Michelle Castenetto 
michelle.castenetto@gmail.com
www.michellecastenetto.it
cell. 338 3930316